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UNA CASA RIGENERATA IN 1/2 ORA

Trenta minuti di “lavoro”: così il bosco ci “costruisce” la casa in legno

 


Le case in legno non sono una novità, ma ancora oggi a costruirle secondo i criteri della scuola trentina (Klimahouse) e tedesca (il Passivhaus Institute fondato da Wolfgang Feist) sono in pochissimi.

LEGNO AUSTRIACO, CREATIVITA’ ITALIANA
foto_6Marco Bevilacqua e il fratello Luca, titolari della ABLegno
 (specializzata nella costruzione di edifici passivi), sono una fra le punte di diamante di quella che è definita la “bioedilizia”. E il materiale principe che oggi assicura efficienza energetica, condizioni di vita salubri all’interno dell’edificio e comfort termico è il legno.

Guarda caso, anche questo tedesco o austriaco: «La penisola italiana vanta una superficie boschiva più grande di Germania o Austria, ma nell’ultimo secolo poco è stato fatto per renderlo utilizzabile. Eppure tra Busto Arsizio, Vergiate e Gallarate si contano almeno venti segherie» dice Marco.

Così l’abete rosso, quello che si usa maggiormente in questo settore, arriva dal Nord: lavorato da grandi impianti di produzione e con tecnologie avanzate che forniscono travi con dimensioni che in natura sarebbero di difficile realizzazione. L’utilizzo di software e scanner ottici, che rilevano il possibile difetto nelle tavole di produzione, permette di avere un prodotto stabile in dimensioni e umidità, e quindi di certificarne la qualità.

LA CASA IN LEGNO: NASCE IN 4 MESI FACENDO IL GIRO DEL MONDO
Le barre di legno lamellare, quelle utilizzate alla ABlegno
, sono una serie di tavole dello spessore di 40 millimetri che vengono sovrapposte e incollate andando a formare delle travi della sezione desiderata con lunghezze fino a 18 metri. Prosegue Marco: «Una volta definita la parte di progettazione inizia la produzione di tutti gli elementi che compongono l’edificio nel nostro stabilimento di Tradate, e il loro assemblaggio tramite personale specializzato e formato. Mediamente per la costruzione di una casa di 120 mq occorrono circa 60mc di legname, quantità che i boschi europei rigenerano in circa 30 minuti». In un giorno e mezzo si costruisce un piano; in poco più di una settimana si è al tetto ed entro quattro mesi, il cliente può varcare la soglia dell’abitazione.

Il primo scopo è garantire qualità e salubrità, utilizzando prodotti adatti sia in Italia che in altri paesi europei: il sughero tostato utilizzato per i cappotti esterni arriva dal Portogallo, la fibra di legno (i Bevilacqua la utilizzano da più di 20 anni) dalla Svizzera e dalla Francia, i pannelli di scaglie di legno (OSB) con potere strutturale dai pioppi del Lodigiano.

DALL’ALTO ADIGE L’ESEMPIO; POI TOCCA A NOI
In azienda dal 1994, Marco ha dato forza e concretezza a quella lungimiranza che già aveva avuto papà Adriano: «Alla ABLegno realizziamo strutture in legno dal 1986. La ricerca di materiali e tecnologie costruttive ci ha spinti a guardarci attorno, prendendo spunto dalle aziende dell’Alto Adige ma non solo. Da qui tutta la fase di formazione con l’agenzia Casaclima ed il Passivhaus. Frequentando assiduamente le aziende del posto (Bolzano), avevo notato che oltre ad aziende molto industrializzate la maggior parte delle ditte di costruzione di case in legno erano a conduzione familiare. Mi ricordavano le nostre imprese tradizionali, dove il rapporto umano e la fiducia tra cliente e costruttore era fondamentale. Quindi perché non farlo anche con il legno? Così è iniziata una nuova realtà per noi, per i nostri dipendenti e in questi anni con l’indotto che la costruzione di una casa porta».

LA CRISI STA ANCHE NELLE NORME
Crisi che nell’edilizia ha logicamente colpito anche il settore legno: se nel periodo 2002/2006 si è arrivati ad una lavorazione di circa 4.800 metri cubi annui di legname, la crisi nel mondo dell’edilizia e quindi la minor richiesta ha abbassato la produzione annua a 1500/200. Negli ultimi anni, il mondo degli edifici in legno sta godendo di grande visibilità e se da un lato questo porta nuove opportunità di lavoro, dall’altro si corre il rischio di avere competitor in alcuni casi «improvvisati».

Anche la confusione normativa non ha aiutato. Come ricorda Marco, «manca attualmente il riconoscimento giuridico della figura del carpentiere in legno (Federlegno si è fatta promotrice di una norma Uni per definire il “carpentiere di elementi e strutture di legno”); il legno è riconosciuto tra i materiali tecnici da costruzione  tramite le norme solo dal 2008 nonostante nei secoli passati fosse uno dei materiali da costruzione più utilizzati per opere di alta ingegneria: basti pensare a Venezia o al ponte di Bassano solo per fare qualche esempio. E’ forse per queste continue incertezze, ma anche per il fatto che il legno venisse visto come un materiale di serie B che, quando decisi di portare a Varese “la casa in legno”, alcuni miei colleghi mi dissero che ero matto e che dalle nostre parti non funzionavano….mah!».

INDIPENDENTI, ETICI, RICICLONI
Muoversi con disinvoltura non è facile. La ABlegno, però, «si è portata tutto in casa: in un sito produttivo di 3mila metri quadrati si prefabbricano più elementi possibili per ridurre le tempistiche di cantiere. Le scelte etiche non si fermano alla parte di struttura e di isolamento, ma continuano nelle finiture e nelle fasi successive alla produzione: ad esempio le parti a vista vengono trattate con impregnanti naturali e ricchi di essenze, mentre gli scarti vengono venduti o macinati e riciclati.

Si progetta e si costruisce, si ottimizza e di riutilizza». Autonomia e indipendenza sono le strutture imprenditoriali dei Bevilacqua. Che fanno leva su una squadra di undici dipendenti (30 persone, se si conta l’indotto) tra i quali ci sono 2 ingegneri e 3 geometri: «Figure indispensabili – sottolinea Marco – che non possono mancare. La formazione viene fatta costantemente e collaboriamo con istituti tecnici della zona per formare e cercare nuove figure professionali da inserire in azienda, ed evitare di avere mansioni non sufficientemente coperte».

LA “FUGA” IN SVIZZERA COLPISCE TUTTI
Negli ultimi tempi abbiamo dovuto fare anche i conti con i nostri vicini Svizzeri. La vicinanza (circa 20km), e l’evidente maggior potere contributivo d’oltreconfine, «ci ha privato nell’ultimo anno di un ingegnere e un disegnatore. Per quanto fossimo legati non solo da stima professionale ma anche umana, l’offerta economica molto più vantaggiosa ha avuto la meglio», conclude Marco. «Comprendendo le necessità personali di chi ci ha lasciato, rimane la preoccupazione di avere in dote la necessità di formare nuove figure professionali per poi vederle scappare verso opportunità per noi “imprenditori italiani” irraggiungibili. In questo senso, abbiamo bisogno di maggior tutela».

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